
Mentre in Italia ci si accapiglia sul caso Welby, la Florida, governata dal 1998 dal vulcanico governatore Jeb Bush (quello delle schede perforate alle presidenziali per chi se lo fosse dimenticato) torna alla ribalta delle cronache internazionali e non per le tariffe concorrenziali delle sue amene case di riposo. Stavolta c’è di mezzo niente meno che una pena capitale riuscita male. Il condannato, Angel Nieves Diaz, un 55enne portoricano, accusato dell’omicidio del proprietario di un topless bar (anche per questo probabilmente Jeb ha negato la grazia l’11 dicembre scorso) è infatti morto a seguito dell’iniezione letale prevista dalle leggi dello Stato dopo un’agonia durata oltre 34 minuti. Oltre il doppio dei 15 minuti (!!!) generalmente impiegati in tutti gli altri casi.
Per lo Stato delle arance e degli alligatori non è il primo intoppo, dal momento che sei anni fa la, un altra esecuzione, allora per mezzo della sedia elettrica fu movimentata da uno spettacolo pirotecnico fuori programma: le fiamme sprigionatesi dalla testa del condannato. Giudicando eccessivamente barbaro questo metodo, la Florida non ha abolito la pena di morte ma ha optato per il ben più scientifico e sicuro sistema dell’iniezione letale. Secondo la procedura, la morte viene inflitta attraverso tre iniezioni di farmaci che sedano il condannato, lo paralizzano e ne arrestano il battito cardiaco. Non necessariamente in quest’ordine, almeno stando ai risultati.
Jeb Bush ha annunciato un’inchiesta, chiosando da par suo: “in effetti è inusuale che ci voglia tanto tempo – ha dichiarato alla stampa – “ma ho approntato un apposito team affinché venga fatta luce sul caso”.
Dal “Miglio Verde” a “CSI Miami”.
Fonte: repubblica.it
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