Dopo l’abolizione delle taglie per anoressiche, il primo ministro spagnolo Zapatero lancia una nuova campagna, stavolta a favore del salvataggio delle parole in lingua spagnola che, a seguito dell’introduzione di termini mutuati da lingue straniere, per l’uso distorto delle parole attraverso strumenti come le chat, gli sms, i nostri blog o semplicemente perché poco utilizzate, sono cadute in disuso. L’appello è rivolto ad intellettuali, scrittori, pensatori, operatori dei mezzi di comunicazione. Da noi, si sa, c’è la vecchia Accademia della Crusca che, conduce da anni una battaglia – che però ha ormai il sapore di una lotta contro i mulini a vento – in difesa della lingua di Dante.
Dal suo antro recondito, il cerusico Cymbalus rinnovella allora una disfida improba contro il favellare di altre genti e manifesta a codesto illustre consesso di uditori una proposta: quali parole desuete della nostra lingua adottereste o riportereste a nuova vita?
Attendo, fiducioso, i vostri post le vostre risposte.
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Io mozzerei lo capo a tondo a li giovani che imbarbariscono l’idioma nostro usando la lettera “K” in vece della “C”, domineddio!
@Matteo> ekkekkavolo! (comunque hai perfettamente ragione)
L’aberrazione degli short message (l’ho detto) e dei termini stropicciati esterofili è di fatto essa stessa un’essenza culturale. Condivido il concetto; ma abiuro forme di persecuzione inquisitoria (guarda caso Torquemada era castigliano) che vogliano imporre (o impedire) di forza taluni costumi. Come descrive la legge del caos alla fine dirompono ancora più forti.
Acqua scarseggia, la papera non galleggia, dite la vostra che la mia… è migliore
@Dadi> Imporre l’uso di un termine invece di un altro è, in effetti, oltre che sbagliato, impossibile e, in certi casi, grottesco. Si pensi agli esiti surreali e involontariamente comici della politica di italianizzazione delle parole e dei nomi stranieri compiuta ad esempio sotto il fascismo (Renato Rascel che divenne “Rascèli” o Wanda Osiris che fu ribattezzata “Osiri” ecc.). Limitare, laddove possibile, l’uso di termini stranieri, affiancando parole italiane non sarebbe opera di imposizione ma di arricchimento della lingua e dunque delle possibilità di comunicare. Perché parlare di “mission”, “welfare”, “step” o altro, quando esistono corrispettivi in italiano egualmente (se non più) efficaci? Credo che in questo potrebbero avere un ruolo importante i mezzi di comunicazione (i “midia”, appunto). Che però, per pigrizia e ignoranza, fanno l’esatto opposto. E cmq nn bsgn esgrare cn l abbrvz…
Dadi, per certi versi sono d’accordo con te (il mio ovviamente voleva essere un intervento ironico) e mi rendo conto che, anche volendo, sarebbe impossibile nonché comico voler arginare le influenze delle culture esterne… e d’altra parte l’evoluzione del linguaggio si ha proprio come conseguenza di questi fenomeni.
Più integralista sarei nei confronti di quanti hanno adottato ovunque il modo di scrivere “alla SMS”, che solo a leggere mi viene il mal di testa, o di chi appunto sostiuisce le “C” con le “K”, perché sono abituidini figlie di una moda effimera di cui, volendo Iddio, prima o poi dovremo liberarci.
Ma di queste cose dovrebbero farsi carico quei soggetti che hanno un ruolo pedagogico, in primis la famiglia e la scuola, che invece accettano simili storpiature come un male dei tempi.
Vedete il paradosso? oggi ci troviamo con un gigantesco problema legato all’indisponente pretesa dei giovani di usare il cellulare ormai anche in classe (scuola) e siamo passati dalle abbreviazioni, con l’avvento del gsm e degli sms, ai video su youtube grazie a portatili ormai con funzione chiamata limitata al 10% di quelle disponibili. Il tema, con quanto avviato, è molto intimo. E’ colpa della scuola? temo, purtroppo, di no. Il “primis” di Matteo assume allora un’importanza strategica. Ma quando la famiglia vede la scuola come parcheggio per i propri figli (dopo aver usato, più piccini, la tv come baby sitter) è chiaro che la loro volontà di creare una buona generazione è sKarsa.
Good discussion.
P.S. (che è l’iniziale di post scriptum e i latinismi magari ce ne fossero di più al posto dell’orrido inglese): mi piace il vostro blog, molto simile al nostro dove si discute di tutto e con la giusta dose di equilibrio, preparazione e ironia.
@Dadi>In effetti credo anch’io che la scuola possa intervenire solo se trova nella famiglia una valida “sponda” sulla quale far leva per stimolare e interessare i bambini e poi i ragazzi. Quanto tempo viene in effetti dedicato dai genitori a parlare, leggere, giocare con le parole e la fantasia con i loro figli? Credo pochissimo. Per motivi talvolta validi ma spesso anche per pigrizia. E poi, ripeto: le lingue straniere sono meravigliose ma solo se arricchiscono e non inaridiscono il nostro vocabolario. Grazie dei complimenti, ricambio e inserisco (spero sia quello giusto) l’indirizzo delle tue/vostre pagine nel mio blogroll. A presto…
Ringraziamo del link e (l’avrei fatto prima se non mi fossi preso qualche giorno di “ponte”) ricambiamo.
Noi siamo ben più giovani, temo solo in termini di blog, e quindi la nostra pagina è ben più avara di fronzoli. Ma spesso contano i contenuti.
E questa sinergia potrebbe fruttare un ampliamento dello spettro.
Chissà che non avverranno dei significatici futuri scambi interculturali (o anche semplicemente ludici).
Credo seriamente che i ponti si gettino anche in questa maniera.
Continuiamo così. Ciao