Le agenzie hanno da poco diffuso la notizia della morte per intossicazione, a Molfetta, di quattro cinque lavoratori (un quinto è grave). La lista di una guerra non dichiarata si allunga. Mentre sulla tolda del Titanic l’orchestrina della politica suona l’unico motivetto che è in grado di intonare, giù in fondo, quasi nella stiva, nei ponti della terza classe – stretti senza via di scampo e con l’acqua ormai alla gola – si muore.
I musicanti faranno partire il solito gioco di società dello scaricabarile. E il carrozzone mediatico avrò buon gioco ad alimentarlo. Se ne parlerà così tanto e si faranno così tante polemiche che, alla fine, si finirà – puntualmente – col perdere di vista il problema reale da cui si era partiti. E, pur avendo sotto gli occhi la realtà, ci si scorderà del fatto che nessuno – per decenni – ha in realtà fatto nulla. Leggi astruse, inapplicabili e disapplicate, controlli inesistenti, ispezioni da operetta, omissioni e dolo di molti datori di lavoro, pressappochismo dei lavoratori, che vanno al lavoro impreparati, senza protezione o strumenti di prevenzione, senza sapere come comportarsi in caso di incidente (come potrebbero? Molti non sanno nemmeno quale sia la loro qualifica). Il tutto per portare a casa, alle loro future vedove e orfani, un salario da fame.
Ma non tutto il male viene per nuocere: domani ci saranno quattro cinque posti di lavoro in più a disposizione. Le statistiche registreranno quattro cinque disoccupati in meno. Istat ed Eurostat compieranno col consueto zelo questa asettica operazione contabile. E sarà un successo per la nostra economia, ma-anche per il paese. Allora forza, Italia, rialzati! Ci sono quattro contratti in più da firmare! Contratti di tipo nuovo, al passo coi tempi, con le esigenze del mondo moderno. Contratti basati sul lavoratore del terzo millennio e su un unico credo “produci e sii dinamico, flessibile”. Contratti a tempo determinato, naturalmente.
Decorrenza: prossimo omicidio bianco.
Vivalitalia.
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