
25.04.1945
24 Aprile, 2008 di cymbalus
Pubblicato in 25 aprile, Italia, Liberazione, Libertà, Resistenza, antifascismo, fascismo, guerra, memoria | 6 Commenti
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Da me è una data assai discussa: qui in Friuli si sono ammazzati tra partigiani e nemmeno la popolazione è stata risparmiata. La povera gente è stata presa in mezzo tra partigiani, fascisti, tedeschi e cosacchi e da quello che hanno ampiamente ricordato tutti i vecchi di qui gli ultimi due gruppi citati non erano nemmeno i peggiori.
Da alpino fedele alle Istituzioni è una data che rispetto, ma purtroppo non riesco proprio a sentirla.
Mi spiace Vox. Ma io la festeggio. E la festa la sento. E’ il mio 4 luglio o, se vuoi, il mio 14 luglio. Per me rappresenta la definitiva liberazione del mio paese da una dittatura odiosa come quale il fascismo. Inoltre perché simboleggia (anche se la Germania si arrese dopo), la fine di una guerra bestiale voluta da una dittatura ancora più odiosa (il nazismo). E, infine, ma non ultimo, perché se sono libero di scrivere le mie scemenze su questo blog lo devo – e non è retorica – a quelli che sono morti per quell’ideale e perché si arrivasse a questa data.
Se non mi vergogno del mio essere italiano e se anch’io ho potuto vestire con orgoglio la divisa degli alpini è stato perché c’è stato chi, dando il suo contributo per la Liberazione, ha riscattato le innumerevoli infamie di chi aveva calpestato le libertà del nostro popolo, usurpando nel nome di un meschino ideale di sopraffazione, il nome della NOSTRA Patria (che retorica eh?).
Mi spiace per le vittime innocenti di rappresaglie e assurde vendette che sono seguite alla guerra e ancor più per la povera gente che – come sempre accade – ha sofferto in quei giorni bui. Ma sono morti e hanno sofferto per una guerra che avevano scatenato proprio quelli che il 25 aprile ha spazzato via dalla storia. Mica quelli che il 25 aprile l’hanno fatto.
Rispetto anche quelli che sono morti dall’”altra parte”. Perché i morti son morti ed è passato abbastanza tempo per cominciare a piangerli insieme. Però ad una condizione. Che sia sempre chiaro che quelli dell “altra parte” sono morti in nome di dittatori e per idee sbagliate che non meritavano il loro sacrificio. Per quanto certi giovanotti con la testa (vuota) rasata si sforzino (imbeccati da adulti con la zucca ancor più vuota di loro) di sostenere il contrario, per quanto si riempiano la bocca di questo termine, mi spiace per loro: non c’è stato né potrà mai esserci alcun onore a morire per gente come Mussolini e Hitler.
Poi possiamo parlare di Iossip Vissarionovic Dzugasvili, detto Stalin, e di quello che ha combinato in patria e fuori.
Ma non il 25 aprile.
Un saluto da “vecio” a “vecio”.
Non è questo genere di 25 aprile che contesto, per carità. E ci mancherebbe che si dica il contrario. E’ che quella data può essere vista in quel modo solo grazie a quei pochi che combatterono sinceramente per la nostra indipendenza e non per quei molti che combatterono il nazifascismo in nome e nella speranza di portare il Paese sotto una tirannide solo di colore diverso.
I fatti e la storia ne parlano molto, e tu certamente lo sai.
Se poi tu giustamente lo proponi sotto la luce del significato che gli è stato impresso, non posso dirmi che in accordo.
Ma guarda che storie come Porzus su quella data da noi la dicono lunga e non si può sperare che quel genere di memoria sopporti ancora silenzi complici e colpevoli. Anche questa è una “conditio sine qua non” per poterci ritrovare a festeggiare tutti assieme quella data in modo sereno.
E gli imbecilli che ad oggi inneggiano a fascismo e nazismo, considerali per quello che sono, anche se veramente dannosi. Sai come si dice: “la mamma degli stupidi è sempre in cinta!”
“Mandi” e alla prossima.
P.S.: sei stato a Bassano?
Ciao Vox! Condivido la speranza che si possa presto guardare a quei tragici giorni con il giusto spirito e senza preconcetti e cancellando definitivamente tutte le zone d’ombra. A Bassano? No, purtroppo. E mi è dispiaciuto non poco. Se tu invece hai potuto farci un salto, spero che tu abbia festeggiato anche per il sottoscritto!
In abbondanza, credimi! Era uno “sporco lavoro” e qualcuno doveva pur farlo, non trovi?
Com’è quel detto? Quando il gioco si fa duro…