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Archive for the ‘information wants to be free’ Category

La Stampa online diffonde con grande enfasi il video di un pittore indiano, abilissimo nel dipingere con la lingua. Attingendo alla tavolozza direttamente con il proprio principale organo del gusto, l’uomo è in grado di fissare sulla tela suggestive immagini di ogni genere.

Bravino.

Un dilettante, però, in confronto alle interviste titillate su scrivania in mogano di Bruno Vespa, ai colloqui papillari (rigorosamente in camicia Brooks Brothers bianca) di Gianni Riotta o a “frenulo selvaggio” Emilio Fede.

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Potenza del web 2.0: il 9 aprile scorso, ispirato all’ennesima dichiarazione dadaista del candidato premier del PdL Silvio Berlusconi (quella sul test di sanità mentale ai giudici, come qualcuno ricorderà), mi ero lasciato pindaricamente trascinare verso le dimensioni alternative che la mente – libera da ogni legame con logica e senso comune – riesce a raggiungere in certi particolari momenti di grazia.

Insomma: le parole del cavaliere mi avevano richiamato alla memoria – sulla base dell’automatismo psichico esaltato nel Manifesto del Surrealismo (uno dei capisaldi, insieme al Manuale dell’agente della Vorverk folletto e alla enciclopedia I quindici della formazione ideologica dell’uomo di Arcore) – un passo del più famoso romanzo di Joseph Heller nel quale il concetto di follìa viene ribaltato con lo scopo di spiazzare il lettore, di stupirlo lasciandogli in bocca il gusto dolce e amaro della satira.

In “comma 22” Heller fornisce una rappresentazione velenosa del militarismo guerrafondaio e dell’ottusa burocrazia che spesso lo governa. Applicando il cosiddetto paradosso di Jourdain (basato sul meccanismo “La frase seguente è falsa. La frase precedente è vera “), Heller inventava la regola che recita, in soldoni: “Chi è pazzo può chiedere di essere esonerato dal servizio al fronte” ma (comma 22), “Chiunque chieda di essere esonerato dal servizio al fronte non è pazzo”.

L’affermazione (che il grande Bonvi avrebbe tra l’altro ripreso nelle sue Sturmtruppen) mi piaceva talmente che, come vi hoi detto, ci ho scritto su un post. Che parlava di una proposta (inventata) di ritorno alla leva obbligatoria, previo però test mentale basato proprio sul comma 22 di cui sopra.

Per un po’ non è successo nulla. Poi, negli ultimi 2-3 giorni, il blog ha registrato uno strano incremento di ingressi proprio su questa “notizia”. Ingressi che provenivano da alcuni forum.

Sono andato a vedere , con mia grande meraviglia, ho scoperto che, prima il forum di militari.info e poi il forum dell’esercito italiano ne discutevano prendendola per vera.

A questo punto, dopo essermi riletto quello che avevo scritto (link compresi), non sapevo se ridere o mettermi a piangere.

Ai tempi della guerra fredda, il termine “Disinformacija” indicava la tecnica di guerra psicologica condotta tra i blocchi contrapposti a suon di notizie false, depistaggi, affermazioni tendenziose volte a disorientare il nemico.

Insomma: pensavo di scrivere la solita stronzata e mi sono ritrovato dipendente del Primo Direttorato Centrale del KGB, il celebre servizio segreto dell’Unione Sovietica a cui peraltro appartenne un caro amico di Silvio Berlusconi, Vladimir Putin.

A questo punto, chiarisco che quel post era un semplice parto della fantasia (qualcuno dirà malata) del sottoscritto. Non c’è nulla di vero. Era uno scherzo. I volontari che, spesso tra mille disagi e con sacrificio stanno prestando servizio adesso non hanno motivi per cui preoccuparsi. Né ne hanno i non violenti e gli obiettori. Non c’è nessuna cartolina precetto in arrivo e non c’è motivo per temere l’arrivo a casa vostra del postino (sempre che non si tratti di un inviato della De Filippi, naturalmente).

Insomma: ragazzi, tranquilli: la naja non torna.

Almeno per ora…

Dasvidania a tutti.

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Hanno suscitato polemiche a non finire le dichiarazioni che Silvio Berlusconi ha rilasciato nel corso della trasmissione TV7 ad uno zerbinico Gianni Riotta (dal consueto look da omino in ammollo) circa i veri motivi che spinsero Enzo Biagi a lasciare la RAI. Nell’intervista, Berlusconi ha negato di aver mai chiesto ai vertici Raiset, ai tempi del famoso editto bulgaro, la testa di Biagi, Santoro e Luttazzi. L’ex tesseraloggia 1816 ha anzi asserito allo sgiacchettato Riotta (che ha pilatescamente evitato di prendere posizione) di aver a suo tempo accolto con rammarico la decisione di Biagi. Nessun ordine di epurazione, dunque. L’addio di Biagi – che fu licenziato con raccomandata con ricevuta di ritorno – sarebbe anzi stato dettato dalla scelta del grande giornalista di non rinunciare alla sostanziosa liquidazione che gli spettava per legge.

Le indignate reazioni dei familiari di Biagi (che, essendo scomparso, non è al momento in grado di rispondere di persona alle parole dell’Unto) sembrano però trovare una smentita a seguito della pubblicazione su youtube di un video esclusivo, rimasto fino ad oggi gelosamente nascosto nei magazzini di Saxa Rubra. Nelle immagini, girate all’epoca nel padiglione segreto della televisione di Stato, le parole del leader del Popolo delle Libertà viene gettata un’ombra inquietante sui reali motivi che a suo tempo indussero Biagi ad una presa di posizione così critica nei confronti dello stesso Berlusconi. Nelle sequenze video, che consigliamo ad un pubblico adulto, un Biagi irriconoscibile e dalla barba ispida dopo una notte di estenuanti colloqui, confessa all’allora direttore generale RAI, attorniato da alcuni consiglieri di area cattolica, i reali motivi che lo avevano portato ad attaccare la figura del tycoon di Arcore.

L’ennesima conferma del complotto, della malevolenza e del vile sciacallaggio compiuti nei confronti di un galantuomo.
A voi stabilire chi sia.
Il galantuomo, intendo.
Buona visione.

 

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Un preciso monito agli autori del controverso documentario della BBC Sex, Crimes and the Vatican che potete vedere (sempre che non oscurino tutto) qui (parte 1), qui (parte2), qui (parte3), qui (parte 4), e qui (parte5): più sotto avete un esempio di ciò che tra poco potrebbe succedere, vista l’aria che tira, a chi nomina il nome di Dio invano. Figuratevi che cosa possono aspettarsi quei miscredenti protestanti che svolgono inchieste sul modo in cui i vertici Vaticani hanno gestito lo scandalo dei sacerdoti pedofili. Che dite, sarà per questo che in Italia certe notizie sono state a lungo taciute?

Brian di Nazareth
Regia di Terry Jones (1979)

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